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La tomba

  • Posted on febbraio 6, 2015 at 15:38

Non restare davanti alla mia tomba a piangere, io non sono lì, non dormo

sono i mille venti che soffiano

sono i mille venti che soffiano

Ora sono i mille venti che soffiano.

Sono i riflessi scintillanti sulla neve.

Sono la luce del sole che fa maturare il grano.

Le scelte

  • Posted on novembre 29, 2014 at 17:38

In ogni momento della nostra vita ci troviamo davanti a delle scelte: dalle più banali su cosa indossare al mattino a quelle che ci cambiano la vita.

Ma quanto siamo capaci di scegliere?

Fin dall’infanzia erano i nostri genitori che sceglievano per noi e altre volte le scelte non c’erano proprio…

Andare a scuola, per esempio, non è stata una scelta dell’individuo ma un’imposizione ricevuta.

La prima grande scelta che ha segnato la nostra vita è stata la scuola da intraprendere dopo le medie.

L’uomo moderno non è capace a scegliere, io prima di tutti. Quando mi trovo danvanti ad un bivio non riesco a capire cosa devo fare. Entro immediatamente in uno stato di confusione.

Nella confusione, ti assicuro, si prendono decisioni non coerenti con noi stessi e poi se ne pagano le conseguenze.

fish

essere un pesce che segue la massa

L’altro giorno mi sono trovata davanti la scelta se accettare o meno un lavoro part-time che esulava dalla mia formazione.

In primo luogo ho deciso di provare. Il tipo di impiego non mi entusiasmava ma non era malaccio… (economicamente era poco soddisfacente)

Eccomi davanti al bivio…. Che fare? Continuare o dire no?

Ho avuto una forte lotta interiore. Mi sentivo nella confusione più nera.

Mi è stato insegnato che il lavoro si prende, non si fa scappare qualunque esso sia. Arrivo da una famiglia di gran lavoratori che si sono sempre rimboccati le maniche e adattati a fare qualunque cosa pur di mantenere la famiglia. Mi sono accorta che questo condizionamento è forte e ben radicato in me. Poi c’era il timore al pensiero di non trovare qualcos’altro vista la crisi….

Alla fine ho detto NO

A questo punto, alcuni di voi potrebbero pensare che sia stata una sprovveduta o peggio.

Perchè ho rifiutato?

Semplicemente ho capito che io voglio fare altro. Mi amo e non sono disposta a scendere a compromessi con i miei condizionamenti.

Non è stato facile accettare la mia scelta neppure dopo averla presa. Tante volte mi sono data della stupida e altrettante mi sono detta che avevo fatto bene.

Nel bene o nel male oggi sono felice perchè ho scelto! Si ho scelto e deciso io!

Non mi sono fatta trascinare dagli eventi come succedeva in passato, non mi sono ritrovata a fare un lavoro solo perchè non ho avuto il coraggio di rischiare… aspettare quello giusto!

In passato mi è capitato di mandare curriculum a destra e manca e poi fortunatamente qualcuno mi chiamava per un colloquio e ho sempre detto sì a tutti. Trovandomi poi in posti di ogni genere…

Ora che ho la consapevolezza per sapere cosa voglio con certezza, non voglio più essere una foglia portata dal vento ma un essere deciso che attraverso un intento inflessibile ottiene risultati concreti e in linea con il mio essere.

Tu cosa ne pensi della mia scelta?

Tu cosa avresti fatto?

Ti sei trovato in situazioni analoghe?

Aspetto i tuoi commenti nel box qui sotto

Con affetto,

Vanessa.

L’APATIA

  • Posted on novembre 26, 2014 at 16:08

Il dizionario Treccani definisce così l’apatia: Stato d’indifferenza abituale o prolungata, insensibilità, indolenza nei confronti della realtà esterna e dell’agire pratico

Etimologicamente è una parola di origine latina che significa insensibilità: a-patia ovvero senza passione

 

Ma da dove nasce l’apatia? Perché si diventa apatici? E’ una condizione che arriva dall’interno o è causata da agenti esterni?

 

apatia

apatia

Ultimamente mi sono trovata in questa condizione e la cosa che mi ha stupito di più è che più scendo nel vortice oscuro dell’apatia, più mi è difficile uscirci. Più permango in questa disgustosa condizione, più mi diventa familiare… 

Quindi…. come si fa  a uscire dall’apatia se quando ci siamo invischiati non ne siamo consapevoli?

L’unica arma possibile è la prevenzione!! (Lo so che detta così sembra lo spot di un parafarmaco!!)

Evitare di cadere nel circolo vizioso dell’apatia…

Mi sono guardata e  posso dire che le condizioni che mi portano in questo stato sono solo alcune:

  • non sono in grado di prendere una decisione, quindi questo periodo di stand-by porta ad essere apatica
  • non sono soddisfatta della scelta presa, quindi non agisco con la determinazione giusta
  • sapere ciò che si deve fare ma non avere la forza/energia di farlo

Viste le motivazioni, ora bisogna solo trovare il modo di uscire dal guano in cui ci si è immersi.

La soluzione…. per ora ne ho trovata soltanto una:

AUMENTARE IL PROPRIO LIVELLO DI ENERGIA

Ma come si fa?

  • In primo luogo bisogna ammettere con se stessi di essere in una situazione di apatia: avere la forza di guardarsi dentro. Tante volte ci si nasconde dietro alla stanchezza o ci raccontiamo delle storie per giustificare un senso di disagio.
  • Successivamente bisogna fare un’auto-analisi per capire quale elemento della nostra vita ci sta portando ad essere apatici
  • capita la fonte è poi più facile comprendere dove bisogna agire
  • cercare gli strumenti necessari per aumentare il proprio livello di energia

OGNI CAMBIAMENTO, NEL BENE O NEL MALE, SI PUO’ FARE SOLO SE SI HANNO LE FORZE PER AFFRONTARLO

Una volta che si ha la forza si è pronti a cambiare e trasformare l’apatia in entusiasmo!

Solo così si può vivere una vita nella felicità e nella consapevolezza.

(Per fare il primo passo, prova la meditazione omaggio che trovi inserendo i tuoi dati qui a lato.)

E tu?

Ti sei mai sentito in una condizione di apatia? Cos’hai fatto per uscirci?

Attendo le tue condivisioni nel box qui sotto!!

Con affetto,

Vanessa

Essere genitori

  • Posted on ottobre 20, 2014 at 20:59

figli Quando ero bambina mi dicevano che “essere genitori era il mestiere più difficile”.. non avevo mai capito cosa volessero veramente dire con questa frase!

Forse inizio a capirlo ora che, con un figlio di 11 anni mi ritrovo davanti un bambino che bambino non vuole più essere. Un bambino un po’ cresciuto che sfugge, che mente, che vuole fare cosa non sa, ma forse vuole essere aiutato.. o vuole vivere la sua vita?

Io non lo riconosco, lo scopro dietro alle sue inutili bugie e mi sento arrabbiata, delusa e profondamente, intimamente triste e impotente..

Così decido di parlargli, di aprirmi, di fargli sapere come mi sento, quello che provo, ma non per farlo sentire in colpa; ma per ragionare ad voce alta, per portare fuori pensieri non ben elaborati, e poi per chiedergli cosa vuole, cosa si aspetta che io faccia per lui..

Mi hanno insegnato a dividere le cose in “giuste” o “sbagliate”, a catalogare tutto in “questo è bene”, “questo è male”… ma siamo sicuri che poi sia proprio così? O semplicemente esistono solo delle esperienze? Come genitore dovrei fare che cosa? Continuare a portare avanti la tradizione ed inculcare in mio figlio gli stessi principi che hanno messo in testa a me? Non è forse vero che un concetto lo fai tuo solo nel momento stesso in cui lo vivi, trai le tue conclusioni e impari da te medesimo? Qualcuno un giorno mi ha detto:

Dai il consiglio, illustragli tutte le possibilità che gli si aprono davanti continuando per quella strada e quelle che gli si aprirebbero cambiando direzione.. ma poi lasciagli la libertà di decidere da solo quale percorso intraprendere.

In questo momento le mie possibilità sono due: da un lato potrei esercitare un controllo esasperato, ingabbiarlo dentro a regole di orari ferrei da rispettare, doveri e divieti..

dall’altro potrei lasciarlo andare, vedere fino a dove vuole arrivare, assistere inerme mentre sbatte la testa dentro muri che io conosco già.. ma dicono che amore è lasciare liberi di vivere la propria vita.. allora è questo che significa..

ma davanti a tutto questo ci sono le miriadi di emozioni che mi attraversano il cuore, la sofferenza che deriva da quell’amore che mi esplode dentro mentre lo guardo prendermi in giro, pensare che io non sappia, che io non veda. Ma oltre all’amore viaggiano la rabbia, la delusione, l’orgoglio ferito..

E allora gli chiedo “ma tu, preferisci che ti stia addosso e che ti controlli o vuoi essere lasciato libero di vivere la tua vita?.. poi lo guardo e gli dico: “beh.. detta così..” così cambio domanda e gli chiedo: “ma tu, cosa ti aspetti che io faccia?”

e la sua risposta è stata “mi aspetto che tu mi aiuti..”

E tu?

Hai avuto esperienze simili?

Cosa ne pensi della mia situazione?

Aspetto un tuo commento qui sotto….

Con affetto,

Marzia

TROVARE IL PROPRIO CAMMINO

  • Posted on settembre 29, 2014 at 21:45

passi nella sabbiaQuando non si ha ancora bene le idee chiare su quale strada intraprendere, è sufficiente aspettare che le cose arrivino da sole perché esiste sempre un cammino da intraprendere che ci porta inesorabilmente verso l’Obiettivo.

Sta a noi saper leggere gli indizi per non sbagliare strada e non perdere troppo tempo. Il primo indizio da prendere in considerazione è dato dalla sensazione di gioia che nasce spontanea in noi quando siamo nella direzione giusta. Allora occorre procedere e restare vigili a tutto ciò che accade per continuare a comprendere. Per “restare vigili” intendo non solo a ciò che accade fuori di noi, ma soprattutto a ciò che avviene dentro di noi. Occorre prestare attenzione ai pensieri, alle sensazioni e cercare di comprendere se sono dovute alla mente che cerca di dribblarci oppure ad un conflitto in atto tra noi e la nostra parte più profonda.

La mente teme ciò che non conosce e spesso cerca di distoglierci dalla via che percorriamo perchè non sa dove ci porterà e quindi vuole ancorarci a ciò che già conosce, anche a costo di creare ristagno e quindi sofferenza.

Se questa è la situazione in cui ci troviamo, possiamo scegliere se andare oltre i nostri limiti, riconoscendo la nostra paura per quello che è, oppure cercare di investire energia in un atto di coraggio e fare il salto che ci permette di spiccare il volo verso un gradino più avanti del nostro cammino.

Altre volte, invece, la sofferenza che proviamo è data da un conflitto in atto tra il nostro ego e ciò che siamo realmente. E il metodo più semplice e immediato che la nostra Anima conosce per attirare la nostra attenzione è quello della sofferenza. Il dolore può esprimersi attraverso un senso di vuoto, di tristezza, di disagio.. tutte sensazioni che dovrebbero indurci a portare l’attenzione su noi stessi per meglio comprendere dove stiamo sbagliando.

 La mente ha una influenza sul piano fisico e ciò che viene pensato e provato ripetutamente avrà delle ripercussioni sul corpo della persona. Da questo si può dedurre che osservando l’aspetto emotivo e mentale si può intuire il tipo di blocco che avverrà nel corpo energetico e che si ripercuoterà sul fisico.

 La malattia è quindi una modalità del corpo per richiamare l’attenzione della persona su di sé. E’ un’allarme che indica che è arrivato il momento di fermarsi e di guardarsi dentro. E’ la nostra Anima che ci vuole dire qualcosa e per comprenderla occorre saper osservare i suoi segnali. La malattia contiene un messaggio che usa un linguaggio universale, quello dei simboli.

 Infatti niente viene a caso, l’organo che viene colpito, l’intensità e la durata della malattia, sono tutti segnali da tenere in considerazione per poter comprendere che cosa stiamo sbagliando.

 Partiamo dal presupposto che l’uomo possiede un’Anima, una scintilla divina che ci guida lungo la strada che dobbiamo percorrere sulla base degli obbiettivi che dobbiamo perseguire.

Il conflitto nasce quando personalità e Anima sono in contrasto, quando non c’è collegamento. Questo conflitto causa infelicità e un senso di malessere.

Cresce in noi la necessità di cambiare qualcosa. Questo bisogno ci porta ad attraversare una crisi. Essa racchiude in sé l’opportunità di migliorare noi stessi e la visione che abbiamo della nostra vita per riallinearci con il nostro Progetto Esistenziale.

 Con il termine “Progetto Esistenziale” parlo del nostro cammino, del nostro percorso, dell’obbiettivo della nostra esistenza.

Spesso il non comprendere quale esso sia ci causa sofferenza, confusione e uno stato generale di malessere.

Per capire se quello che facciamo è giusto, oppure se stiamo solo perdendo tempo, occorre chiederci qual’è la cosa che ci attrae maggiormente, domandarci cos’è che ci dà gioia, che ci diverte e che ci fa star bene. Quella è la cosa da fare.

Anche se osserviamo la natura, ci accorgiamo che ogni pianta, ogni insetto, ogni creatura ha un suo proprio compito da svolgere e, facendolo, aiuta e arricchisce l’intero universo.

 Ci hanno insegnato, già da quando siamo bambini che dobbiamo fare anche se non ne abbiamo voglia, perchè “prima viene il dovere e poi il piacere”, oppure che “un bel gioco deve durare poco”. Ma siamo sicuri che debba essere proprio così? Fare le cose che non ci piacciono, obbligarci a “fare” perchè ci hanno detto che così è giusto.. giusto per chi? Io credo che comunque la vita sia un gioco, che sia bene fare ciò che ci sentiamo di fare se quello che facciamo ci nutre e ci dona la gioia di vivere e l’entusiasmo per andare avanti.

 Ecco perchè occorre prestare attenzione alle proprie sensazioni. Nel momento stesso in cui insorge uno stato di malessere, è indispensabile fermarsi e chiedersi cosa c’è che non va nella nostra vita, cos’è che ci rende infelici. Siccome ci hanno insegnato a chinare la testa e che la vita è sofferenza, spesso ci rassegniamo agli eventi, belli o brutti che siano, e li viviamo come “passeggeri distratti” di una vita che gli altri ci hanno costruito addosso. Ma ci siamo dimenticati che questa vita è la nostra, che siamo noi a doverne prendere le redini, con la consapevolezza che noi, e solo noi, siamo gli unici artefici del nostro destino. Anche se poi, a ben guardare, siamo sempre e comunque solo noi a crearci anche la condizione di “passeggeri distratti”.. ma questo è un altro discorso.

Marzia

Un evento inaspettato

  • Posted on febbraio 18, 2014 at 23:39

punto interrogativo

Penso che chiunque di voi abbia visto, almeno una volta un film poliziesco o una serie TV di questo genere.

C’è il poliziotto con la pistola in mano, dietro l’angolo, che è tesissimo e pronto ad entrare in azione. Hai presente?

Solitamente la scena successiva può essere:

a) il buono affronta il cattivo come lui se l’era immaginato (e come l’ha immaginata lo spettatore)

b) la scena che si ha di fronte è totalmente diversa e non presenta il pericolo ipotizzato.

Cosa succede nella seconda ipotesi? Che il protagonista resta inerme davanti a ciò che sta osservando.

Nell’esempio si tratta di recitazione ma nella realtà succede pressapoco così

Ho analizzato cosa succede quando un evento inaspettato piomba nella nostra vita.

Ho scoperto che ci sono delle fasi che si ripetono:

  1. assistere all’evento

  2. formulare un pensiero / percepire una sensazione

  3. non reazione

  4. elaborazione

  5. reazione

Noi siamo soliti reagire in relazione a quello che abbiamo già vissuto.

Se ci si presenta una situazione inaspettata che neppure per l’anticamera del cervello avevamo ipotizzato potesse accadere, ecco che i “riflessi” tardano ad emergere.

Analizziamo ora ogni fase:

1- guardiamo ciò che accade (da pochi secondi a mezzo minuto massimo) come fossimo inebetiti, c’è una totale assenza di pensieri ed emozioni

2- c’è un repentino cambiamento della nostra condizione e con tutta probabilità in questo momento si formula un pensiero. Non è facile percepirlo e lo sarà ancor meno ricordarsene in un secondo momento. L’istante dopo aver formulato il pensiero percepiamo un’emozione che sarà direttamente collegata a quanto pensato. Questa permea nel nostro essere più a lungo

3- “non reazione” significa che per un paio di secondi non facciamo assolutamente nulla: ci troviamo di fronte a qualcosa di nuovo, mai vissuto prima e soprattutto inatteso, pertanto il nostro essere ha bisogno di…. (fase 4)

4- elaborare: mettere insieme tutto ciò che sta provando e pensando e capire cosa fare. Una volta compreso ciò si arriva alla fase 5

5- reazione: il momento in cui si ha superato il momento di chock e si agisce

Conoscere come avviene questo iter, può aiutarci ad essere più rapidi nel reagire e soprattutto è importante mettere attenzione a quel silente pensiero che si formula.

Questo ti permette di conoscerti più a fondo e tante volte di stupirti!

E tu?

Come reagisci di fronte ad un evento inatteso?

Lascia i tuoi commenti qui sotto!!

Grazie

MeditaMente

Sforzo o sacrificio?

  • Posted on ottobre 15, 2013 at 10:50

Sforzo e sacrificio…. sai che differenza c’è?

Penso che molti di voi pensino che queste due parole siano dei sinonimi. Per la lingua italiana forse lo sono ma per una persona che dedica attenzione anche allo Spirito la differenza c’è, ed è molto importante.

Persone che corrono

La corsa è uno sforzo se hai una meta!

 

Uno sforzo è finalizzato al raggiungimento di un obiettivo ed ha una durata limitata.

Per esempio: se a 40 anni decido di iscrivermi all’università per migliorare la mia carriera lavorativa o soltanto per un desiderio che voglio realizzare, so che nei prossimi mesi (o anni) dovrò dedicarmi allo studio e dovrò impegnare week end e serate sui libri.

Lo farò serenamente però, perché so che gli sforzi che sto facendo sono finalizzati al raggiungimento della tanto sospirata laurea. ERGO: GLI SFORZI SONO UTILI!

 

Un sacrificio invece è una condizione non gradevole che l’individuo sceglie di vivere per avere un tornaconto.

Esempio: faccio un lavoro che non mi piace e non mi soddisfa ma questo mi dà la possibilità di sostentare me e la mia famiglia.

In questo caso non si parla di sforzo perchè il tempo per cui può perdurare questa condizione può essere anche un ventennio o più. Inoltre, manca la “meta” nel caso precedente, c’era l’obiettivo di ottenere la laurea, in questo invece non ci sono obiettivi da raggiungere se non il mantenimento di una condizione.

 

Vivere una vita di sacrifici non è ciò per cui siamo stati creati.

Noi dobbiamo realizzare i nostri sogni. Vivere con piena soddisfazione e far sì che le cose in cui ci impegniamo ci diano tante soddisfazioni.

il mito di sisifo

Il mito di Sisifo che è costretto a spingere un grosso masso per l’eternità: questa è la mia idea di cosa significa sacrificio

 

Prova a risponderti a queste domande:

  • cosa volevi fare da piccolo/a? È l’impiego che hai ora?
  • Ci sono delle situazioni dove senti che stai sacrificando una parte della tua vita?
  • Ci sono degli sforzi che puoi fare per ottenere dei risultati che possano migliorare la tua condizione?

Hai le idee confuse? Hai bisogno di aiuto? Allora usa il box qui sotto e lascia il tuo commento!

Sarò felice di poter rispondere alle tue domande, probabilmente sono le stesse che altre persone hanno pensato o stanno formulando…..

 

Con affetto,

Vanessa

Rimpianti e rimorsi

  • Posted on ottobre 2, 2013 at 12:32

“Sono molto dispiaciuto di doverle comunicare che lei ha un calcinoma maligno nella parte terminale dell’intestino….”

Il medico aveva cominciato così a spiegare a Luigi cosa gli aspettava nei prossimi mesi: operazione chirurgica, radio, chemio e poi…..

Il mondo gli era crollato addosso in un secondo. Non riusciva più a seguire le parole del medico, si ripeteva nella testa solo una frase: “Perchè a me? Perchè a me?”

Lui, che non aveva mai fumato un sigaretta, che aveva sempre vissuto seguendo le regole e oggi, a 59 anni, a sei mesi dalla pensione, questo giovane dottore gli viene a dire che sta morendo.

Roma, Luigi ha il rimpianto di non esserci mai stato

Dopo il primo momento di sconforto, è la rabbia il sentimento che la fa da padrona nel cuore di Luigi.

“Non me lo merito. Che vita di merda! Una vita di lavoro e sacrifici per poi finire così. No. Non è giusto!”

Passavo i giorni, e questo sentimento non lo abbandonava e più lui era arrabbiato e più il tumore avanzava velocemente divorandolo dall’interno.

 

Era arrivato il giorno dell’intervento. La sua famiglia era lì con lui a dargli conforto: sua moglie Sonia e la loro figlia Giulia.

 

Convalescente nel letto, era arrivato a trovarlo Giorgio, sul fratello minore.

Quest’ultimo aveva sempre vissuto da ribelle: in gioventù aveva vinto una consistente somma al totocalcio e si era messo a girare il mondo, era di bella presenza e le donne non gli mancavano, si era aperto un’attività finanziaria all’estero che gli permetteva di vivere senza dover lavorare.

Luigi aveva sempre criticato lo stile di vita del fratello, ma oggi, in quel letto di ospedale vedeva le cose in modo diverso.

“Giorgio, ti ho sempre detto apertamente che non trovavo giusto il tuo stile di vita, ma oggi mi rimangio tutto. Io ho passato quasi quarant’anni a lavorare come dipendente, non mi sono mai concesso uno sfizio e ho sempre rimandato i miei progetto a quando sarei andato in pensione.

Ma non so se ci sarò ancora per quel giorno.”

“Luigi, stai tranquillo, tu guarirai, sei sempre stato forte come un toro, non parlare così.”

“Sono malato, non stupido, so come vanno queste cose. Ora che ho smesso di essere arrabbiato con me stesso, sto tirando le somme della mia vita e ho così tanti rimpianti che non so darmi pace.

Rimpiango di non aver dato retta a Sonia che voleva un secondo figlio, rimpiango di non aver avuto il coraggio di mollare il posto di lavoro e intraprendere quel progetto di aprire la mia attività, rimpiango di non aver mai preso un aereo in vita mia, rimpiango di non aver mai visto Roma.

E per cosa poi? Per essere oggi in questo letto?”

“Luigi, è vero, tu non hai avuto il coraggio di metterti in gioco in alcune situazioni della vita ma lo hai fatto per amore, per amore di Sonia e di Giulia, a proposito di Giulia, hai una figlia meravigliosa, questa è la cosa più bella che hai fatto nella tua vita, essere presente per loro in ogni momento. La tua famiglia è la cosa più bella che hai, e quello di non averne una è il mio più grande rimpianto”

“Giorgio, per cortesia, chiamami Giulia, ho bisogno di parlare con lei.”

Giorgio esce dalla stanza e va a chiamare sua nipote.

 

 

Luigi e Giulia

“Papà, tutto bene? Volevi vedermi?” 

“Siediti tesoro mio, voglio che tu sappia che l’amore che mi avete dato tu e tua madre è la cosa più bella della mia vita e di questo ve ne sono davvero grato. Ho però anche dei rimpianti; ho dimenticato di perseguire i miei sogni. A volte erano grandi, altre più piccoli ma di fatto li ho lasciati tutti nel cassetto.

Ora tu hai 25 anni, sei arrivata ad un momento cruciale della tua vita, le scelte che compirai prossimamente segneranno la direzione della tua vita. Fai queste scelte con il cuore, seguendo i tuoi sogni. Non ti limitare a scegliere la strada più accomodante, più sicura. Voglio che tu, quando arriverà la fine del tuo cammino, voltandoti indietro possa dire: ho realizzato i miei sogni, sono una persona soddisfatta. Se hai un progetto che ti entusiasma, lotta per lui, realizzalo, fallo per te stessa. Io e tua madre ti staremo vicino e se non sarò più qui fisicamente, sappi che veglierò su di te.”

Giulia, con le lacrime agli occhi abbraccia suo padre e gli dice: “Te lo prometto papà. Ma tu promettimi di lottare. Di vincere questo male così da potermi stare vicino e gioire con me dei miei successi o di starmi accanto per consolarmi dei miei fallimenti.”

 

Morale:

Non aspettare di arrivare alla fine della tua vita per renderti conto di non aver perseguito i tuoi sogni. Fallo ora. Non farti bloccare dalla paura. Il tuo cuore, il tuo spirito, sanno qual è la strada giusta da perseguire. Taci e ascolta. Le risposte sono lì.

 

Laura in un pomeriggio in barca

  • Posted on luglio 12, 2013 at 12:07

Laura, decide di passare la sua domenica pomeriggio in mezzo al lago a leggere un buon libro.sponda del lago da cui parte Laura

E’ una giornata ventilata con un timido sole primaverile.

Arrivata alla villetta, prende la barca e si dirige verso il centro del lago, butta l’ancora e si mette comoda.

Il luogo è deserto, solo lei oggi ha deciso di starsene tranquilla in mezzo all’acqua.

Dopo una mezz’oretta sente qualcosa che batte contro il fondo della barca.

Laura decide di sporgersi per vedere di che pesce si tratta.

Con sua meraviglia vede una creatura lunga circa un metro che ha la testa di sembianza umana ed il corpo di pesce. Pensa di aver sognato…

Si rimette a leggere ma dopo un paio di minuti sente altri colpi sul fondo della barca.

Si sporge nuovamente ed ora gli strani esseri sono due. Lei è incredula… “sicuramente ho visto male” pensa fra sé.

Va di nuovo per guardare nell’acqua e decide di mettere la testa sotto. Proprio in quel momento quelle due creature spingono la barca dalla parte opposta e fanno cadere Laura in acqua.

Dopo lo spavento iniziale, quegli strani esseri le dicono di seguirla. Essi le parlano nel pensiero. Lei si rende conto che non ha bisogno di respirare e come rapita da una strana energia decide di seguirli.

In fondo al lago nota una persona che sta camminando sul fondo e sta armeggiando vicino ad una piccola barca. E’ una persona di bell’aspetto anche se i suoi abiti sono decisamente demodé e ha un’aria vagamente familiare

La donna si avvicina e gli chiede: “scusi signore, posso aiutarla?”

“No, grazie, devo solo far ripartire il motore, sa, ormai è tardi e devo tornare a casa.”

Stupita dalla risposta, la donna decide di indagare con prudenza. Gli chiede ancora: “ah si e dove abita lei?”

“Ho una casetta vicino al lago, sul versante a est. Sono venuto qui a pescare ma ora questo maledetto motore non vuole più funzionare”Immagine di Laura sulla riva del lago

Laura tra sé pensa: ma sono io che non so di essere in fondo al lago o lui? Già non capisco come faccio ad essere qui…

Il signore inizia a raccontare: “Mia moglie, Giovanna già non voleva che uscissi a pescare, sa, è una donna molto gelosa e ha sempre paura che io gli sia infedele”

A Laura iniziano a venire dei dubbi…. e chiede all’uomo: “e figli ne avete?”

“Si una bambina” risponde l’uomo “ha 9 anni e si chiama Giulia”

A Laura si è congelato il sangue nelle vene…. non riesce più a parlare….

La persona con cui sta parlando non è altro che suo nonno che tutti credevano fosse scappato via tanti anni fa’ con la sua amichetta. Sua nonna ne aveva sempre parlato male e sua madre ne parlava poco volentieri.

La donna si riprende e gli dice: “scusi, ma non è che per caso lei si chiama Vittorio Nardi?” “Si, perchè? Ci conosciamo?” risponde lui.

“Purtroppo no, io sono Laura, tua nipote, la figlia di Giulia”

“Signorina, credo mi abbia confuso con qualcun’altro, mia figlia ha solo 9 anni”

“Purtroppo non sei mai tornato a casa dal tuo giro di pesca, la tua barca è affondata e tu con lei. Ora ti trovi in fondo al lago e se ci sono anch’io forse siamo morti entrambi”.

Vittorio si appoggia un attimo alla barca con il viso crucciato.

“Nonno, cerca di ricordare. Cos’è successo dopo che sei uscito in barca?”

“Ho preso un grosso pesce dopo pochissimo, ecco, guardalo quà”

Dice l’uomo indicando un angolo della barca, ma in quel posto non c’è nulla.

“Poi?” Continua a chiedere Laura

“Poi…. ho danneggiato il fondo della barca con la fiocina senza volerlo. E l’acqua iniziava ad entrare così velocemente che sono andato in panico. Ho provato ad accendere il motore ma questo dannato non voleva saperne di mettersi in moto. Allora mi sono tuffato sperando di raggiungere la riva a nuoto. L’ultima cosa che ricordo è un forte crampo alla pancia.”

“oh mio Dio… ma allora sono morto!” dice Vittorio

L’uomo guarda la nipote negli occhi intensamente e due lacrime sgorgano dai suoi occhi.

“Ti prego, dì a tua nonna che l’ho amata tanto e soprattutto di a tua madre di perdonarmi se non gli sono stato accanto quando aveva bisogno di me. Ma guardati, sei stupenda. Grazie nipotina mia, grazie.”

Dette queste parole Vittorio si dissolve come fosse stato fatto di fumo.

Dietro di lui una luce si avvicinava verso Laura.

Una sagoma, che ricorda un corpo femminile, si avvicina alla donna e com’era successo con quelle strane creature prima, lei sente la voce direttamente nella sua testa. ”Grazie Laura, sei riuscita a risvegliare lo spirito di Vittorio e così a liberarlo. Gli hai mostrato il vero ed ora il suo spirito può continuare il suo viaggio.”

“Tu chi sei?” Domanda lei.

“Io sono lo spirito di questo lago e proteggo il suo equilibrio da quando esso si è formato.”

“Voglio farti un regalo” dice lo spirito alla donna “guarda vicino ai tuoi piedi…”

Laura trova la catenina di suo nonno che conteneva la sua fede di nozze. La prende e se la mette al collo.

“Addio Laura, continua ad essere curiosa, aperta al vero e compassionevole verso gli altri. La tua esistenza ti regalerà altri momenti come questo”

Detto ciò lo spirito scompare ed una forza prepotente trascina Laura verso l’alto.

La donna si ritrova di nuovo sulla sua barca, è già ora di rientrare e tra sé pensa: “che strano sogno, davvero coinvolgente, sembrava tutto vero”

Laura al ritorno dal suo fantastico viaggio
Ritornata alla rimessa della barca, sente un tintinnio nell’angolo di prua, allunga il braccio e le resta in mano la catenina con la fede di suo nonno.

Questa storia vuole mettere l’attenzione su due aspetti fondamentali:

  • quando stai sognando e quando sei sveglio?

  • La morte può arrivare all’improvviso, per chiunque e in qualunque momento, tu sei pronto/a?

In che mondo vivi?

  • Posted on maggio 7, 2013 at 12:15

Ciao,  tu sai in che mondo vivi?

Ti sei mai fatto questa domanda?La mappa del mondo nel 1700

La risposta è una soltanto: il tuo mondo è quello che ti sei scelto.

Sì. Spero che tu stia continuando a leggere e non ti sia alterato dalle mie parole. Ora ti spiego il perché.

Ogni nostra azione è dettata da una scelta, anche la più banale, come scegliere il paio di scarpe che stai indossando.

Pensa alle scelte più importanti che hai compiuto dalla tua nascita ad oggi. Pensa se ne avessi fatte di diverse, probabilmente il mondo che vivresti oggi sarebbe diverso, magari non avresti incontrato il tuo compagno o la tua compagna o lavoreresti in un altro posto. Ma non è andata così.

Lamentarsi oggi è come non accettare le proprie responsabilità.

Il passato non si può cambiare e pertanto l’unica cosa da fare è fare tesoro del passato e vivere il tempo presente: l’unico tempo che davvero esiste! e cercare di affrontare le scelte quotidiane nella maggior chiarezza possibile.

Abbandoniamo lo stress, la confusione, la paura e cerchiamo di vedere la vita con amore, armonia e responsabilità.

 

Il mondo che ti circonda è la conseguenza delle tue azioni passate. E visto che viviamo in una società, gioco forza, le scelte degli altri interagiscono con le nostre.

Pertanto, se vuoi cambiare il mondo in cui vivi, la prima cosa da fare è cominciare da noi stessi, scegli ciò che è DAVVERO meglio per Te; di conseguenza anche il mondo si adatterà al cambiamento e se lo facciamo tutti insieme abbiamo un’occasione per far sì che questo mondo sia proprio come ci piace.!!!

Il mondo tra le tue mani