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Esami di coscienza

  • Posted on settembre 27, 2015 at 09:45
esame di coscienza

esame di coscienza

Ognuno di noi, è arrivato ad un momento della propria vita e si è guardato intorno e si è fatto un esame di coscienza.

Cosa ho costruito?

Cosa ho lasciato indietro?

Cosa non ho finito?

Quale sogno ho lasciato nel cassetto fin’ora?

Queste sono alcune domande che personalmente mi sono posta.

In base al mio umore, se sono in un momento di pessimismo, sono più evidenti i fallimenti che gli insuccessi, ma dopo il primo minuto di sconforto, metto sul piatto della bilancia anche i successi.

Quello che oggi posso vedere come un fallimento, magari è solo l’inizio di un successo, è che non mi sono ancora data il tempo di rendere tale…

Nella vita, ogni giorno, si fanno scelte importanti che ci porteranno a compiere azioni diverse, quello che è importante è comprendere quale sia la meta finale, il viaggio che ci siamo prefitti su questa terra; per ciascuno di noi l’obiettivo è l’evoluzione personale e ognuno, in cuor suo, sa cosa è meglio fare. Forse non tutti gli attimi sono sereni e chiari… ma con il giusto atteggiamento la via si palesa davanti a noi.

Ho parlato recentemente con una conoscente che ha un buon lavoro, è affezzionata ai suoi colleghi e da vent’anni ricopre un ruolo fondamentale in un’azienda di medie dimensioni.

Quindi, a prio achito, si potrebbe pensare che questa signora è fortunata, ma parlandole insieme, ha sentito molto la difficoltà nel crescere la sua unica figlia poichè il suo impiego la tiene 10 e più ore fuori casa. Mi ha confessato che avrebbe tanto voluto avere un secondo figlio ma se già non aveva tempo per una, come avrebbe potuto crescerne due?

la ruota delle scelte

la ruota delle scelte

Lei ha scelto… ha scelto di non lasciare il suo lavoro. Le scelte non sono sempre facili, ma nel suo caso, forse è stata consapevole.

Ha tutta la mia comprensione perchè la nostra generazione (è poco più grande di me) è stata educata a vedere il lavoro dipendente come una manna dal cielo e quando se ne ha uno non è concepibile lasciarlo, per nessun motivo al mondo.

Chissà se fra vent’anni vedrà le cose nello stesso modo…

Il mio augurio è che accetti le scelte fatte con tutto l’amore possibile, per se stessa in primis e anche per le persone che ama.

Io nel frattempo, continuo a farmi esami di coscienza per vedere se “correggere il tiro” o se sto andando nella giusta direzione.

E tu?

Cos’hai provato quando hai letto le domande all’inizio di questo articolo?

Sei felice di dove sei ora?

Cambieresti qualcosa della tua vita? Se si, perchè?

Aspetto i tuoi commenti nel box qui sotto.

Con affetto,

Vanessa

Il giudizio

  • Posted on luglio 6, 2015 at 15:31

Da quando ho cominciato il mio cammino di crescita personale ho sempre sentito parlare del giudizio come un fatto negativo.additare

Abbiamo scritto in più articoli che gli altri sono il nostro specchio e quindi giudicare gli altri è come giudicare se stessi.

Dopo diversi anni di lavoro su me stessa ero arrivata a essere consapevole di come agisse in me il giudizio e come evitare di cascare in questo circolo vizioso ma in questi giorni ho “abbassato la guardia” e ci sono ricaduta!

Vi descrivo brevemente la situazione:

Nel luogo in cui vivo c’è una coppia con dei problemi di separazione e ho visto come vengono seguiti ultimamente i figli: ho giudicato giudicato i genitori perchè IO da madre non mi comporterei come loro e ho giudicato i figli etichettandoli come “non è colpa loro” relativamente adei comportamenti non corretti.

È stato mio marito a farmi notare il mio atteggiamento mentre gli raccontavo gli eventi a cui avevo assistito. Appena mi ha fatto notare che stavo giudicando, mi sono sentita toccata e il primo istinto è stato quello di dire “no, non è vero!” ma ho taciuto e mi sono ascoltata… si, aveva ragione stavo proprio giudicando!

Ognuno di noi fa quello che può con i mezzi e la consapevolezza che ha… nel momento in cui giudico mi metto in una condizione di superiorità rispetto ad un altro essere umano e questo non è quello per cui ho lavorato tanto su di me.

Il mio compito in questa esistenza è quello di essere coerente alla mia parte spirituale e il giudizio appartiene in toto alla parte nera che nella Tradizione Essena viene definita “Operal nero”.

Spero che queste poche righe ti abbiano dato lo spunto per riflettere su di te…

Giudichi?

Chi giudichi?

Perchè?

Come ti senti dopo aver “emesso una sentenza” nei confronti di altre persone?

Ti capita mai di sentire uno stridolio in te stesso quando emetti un giudizio?

Sarei felice di sapere le tue esperienze.

Scrivi qui sotto! Non vedo l’ora di leggere i tuoi commenti!!

Un abbraccio,

Vanessa

La legge dello specchio

  • Posted on maggio 12, 2015 at 20:04

Lo specchioESSERE FLUIDI

Lasciar andare le emozioni è importante per la propria salute, ma è altrettanto importante essere fluidi e morbidi nei confronti degli altri e anche di sé stessi.

Le esperienze che abbiamo fatto nella vita ci hanno plasmato e ci portano spesso a pensare di aver capito quello che è bene fare e quello che non lo è. Abbiamo etichettato tutto come “giusto” o “sbagliato”, “bene” o “male”.

Ricordiamoci però che quello che può sembrare giusto per noi, non è detto che lo sia anche per gli altri. Ognuno deve fare le proprie esperienze, trarre i propri insegnamenti e deve essere lasciato libero di viverle per come la sua Anima ha scelto per lui.

Quindi, a meno che non ci venga chiesto l’intervento direttamente dalla persona in questione, lasciamole la libertà di prendersi la responsabilità delle proprie scelte.

Non dimentichiamoci che ognuno ha diritto alla propria individualità e possiede delle qualità proprie da esprimere.

Si potrà essere di utilità agli altri nel momento in cui avremo imparato a lasciarle libere e dando dimostrazione di ciò che vorremmo insegnare semplicemente Essendo, anziché prodigandoci nel cercare di convincere.

Altre volte l’estrema rigidità viene rivolta verso sé stessi nella convinzione che, per fare le cose nel miglior modo possibile, sia necessario attenersi scrupolosamente alle regole che noi stessi ci siamo posti. Così ci neghiamo ogni piacere, ogni momento di gioia che può derivare semplicemente dal vivere le cose con più naturalezza.

Il fatto di avere un eccessivo controllo di sé e il non mostrare compassione nemmeno per sé stessi rimuovendo le proprie pulsioni ed evitando di metterci in discussione (in quanto convinti di essere sempre nel giusto), ci nega anche la possibilità di crescere.

Due coppie

  • Posted on marzo 19, 2015 at 16:15
Le villette ove abitano le due coppie

Le villette ove abitano le due coppie

In una serie di villette a schiera, nel bella periferia di una cittadina italiana, si erano appena trasferite due coppie fresche di matrimonio. Una accanto all’altra.

A destra abitavano Giulio e Isabella, a sinistra Alessandro e Rossella.

Passano vent’anni e riguardando le due villette, in quella di destra Giulio e Isabella hanno vissuto due lustri di gioia e armonia, con i loro due figli ormai più che adolescenti.

A sinistra invece la casa era rimasta vuota da qualche tempo…

Ma cos’è successo in questo lasso di tempo?

Cos’ha impedito a Rossella e Alessandro di essere felici insieme?

Avvolgiamo il nastro del tempo…

La tomba

  • Posted on febbraio 6, 2015 at 15:38

Non restare davanti alla mia tomba a piangere, io non sono lì, non dormo

sono i mille venti che soffiano

sono i mille venti che soffiano

Ora sono i mille venti che soffiano.

Sono i riflessi scintillanti sulla neve.

Sono la luce del sole che fa maturare il grano.

Vivere nel presente

  • Posted on gennaio 25, 2015 at 18:23
L'acqua del fiume resta limpida solo quando è libera di scorrere

L’acqua del fiume resta limpida solo quando è libera di scorrere

Quando non accettiamo gli eventi che ci accadono, questo ci porta a non vivere nel presente, rischiamo di farci prendere dai sensi di colpa, continuiamo a rimuginare su come abbiamo reagito, su come avremmo potuto fare e ci chiediamo come mai non siamo stati in grado di fare diversamente.. alimentando così il rancore verso noi stessi……

Il linguaggio del Cuore

  • Posted on dicembre 11, 2014 at 15:32
il linguaggio del cuore

il linguaggio del cuore

Mi ritrovo spesso a parlare con persone arrabbiate con qualcuno a cui non hanno il coraggio di dire ciò che pensano.

Ancora una volta entra in gioco la paura. Ma “paura” di cosa?

Di confrontarci, ma soprattutto mi viene da pensare che il timore principale sia quella di far cadere la falsa immagine che ci siamo costruiti, di metterci a nudo, di farci vedere per ciò che siamo realmente.

La paura più grande è quella di mostrarci agli altri o a noi stessi?

Spesso taciamo per evitare lo scontro e ci nascondiamo dietro alla scusa di non voler ferire dicendo a noi stessi che è “meglio lasciar perdere”.. ma stiamo indossando la maschera del “perbenismo” mentre, in realtà, ripeto, abbiamo solo paura di mostrarci, di far vedere quello che pensiamo veramente.

Eppure, se iniziassimo a frantumare queste maschere, a dire ciò che veramente sentiamo, inizieremmo a liberarci da quella rabbia che ci opprime e ci blocca, apriremmo porte verso una comunicazione più autentica.

Anche perchè forse siamo arrabbiati più con noi stessi che con gli altri!

La paura ci blocca, non permette alle parole di uscire, è un’energia che cerca spazio e non lo trova, viene così soffocata e repressa poiché ci hanno insegnato che dobbiamo stare zitti, che siamo “bravi” se portiamo rispetto e “non rispondiamo”. Così ora siamo convinti che per essere “bravi” dobbiamo “mandare giù” e tacere..

Nessuno ci ha però mai insegnato veramente a comunicare, ad aprire il nostro cuore, a dire quello che proviamo, ad essere autentici!

Attenzione però a non sbattere le colpe in faccia agli altri o a cercare di far pesare le responsabilità perchè, comunque, ciascuno di noi fa quello che ritiene giusto in base alla propria visione delle cose, reagisce agli eventi secondo le proprie possibilità e crede di essere nel giusto perchè possiede una visione soggettiva, limitata cioè al punto di vista personale.

Ognuno vivrà la sua realtà e non è che una sia più giusta dell’altra, semplicemente ne esistono di diverse contemporaneamente, tante quante il numero di persone che la vivono.

Quindi, è inutile cercare di convincere gli altri della loro colpevolezza e della nostra innocenza. Invece, può essere utile far comprendere il nostro punto di vista e lo possiamo fare solo aprendo il nostro cuore, esprimendo ciò che proviamo, portando fuori ciò che sentiamo, senza vergogna e senza timore.

Se proviamo gelosia, se proviamo rabbia, diciamolo, non è essere “cattivi”, è solo essere sinceri. Siamo esseri umani, non siamo perfetti, prendiamo atto di questo e apriamo il nostro cuore, soprattutto a noi stessi!

Anche perchè non si può comunicare ad altri un’emozione se non siamo in grado di riconoscerla dentro di noi. Da qui l’importanza di dirigere l’attenzione dentro di sé, di ascoltare ciò che si prova e di definirlo, così da poterlo riconoscere.

Il segreto della capacità di comunicare risiede nell’ascolto delle proprie emozioni e nella capacità di esprimerle agli altri.

Aprire il nostro cuore significa guardarci dentro, riconoscere di non essere perfetti e trovare il coraggio di metterci a nudo e di esporci.

Se riusciamo a fare questo lasciando da parte tutto il resto, apriamo una porta verso un tipo di comunicazione diversa, più profonda, possiamo arrivare a conoscere un nuovo linguaggio, il linguaggio del Cuore!

Tu cosa ne pensi di quanto ho scritto? Riesci ad essere aperto verso gli altri?

Comunichi le tue emozioni o per te è una cosa difficile da esprimere?

Aspetto i tuoi commenti nel box qui sotto!

Con affetto, Marzia. 

Le scelte

  • Posted on novembre 29, 2014 at 17:38

In ogni momento della nostra vita ci troviamo davanti a delle scelte: dalle più banali su cosa indossare al mattino a quelle che ci cambiano la vita.

Ma quanto siamo capaci di scegliere?

Fin dall’infanzia erano i nostri genitori che sceglievano per noi e altre volte le scelte non c’erano proprio…

Andare a scuola, per esempio, non è stata una scelta dell’individuo ma un’imposizione ricevuta.

La prima grande scelta che ha segnato la nostra vita è stata la scuola da intraprendere dopo le medie.

L’uomo moderno non è capace a scegliere, io prima di tutti. Quando mi trovo danvanti ad un bivio non riesco a capire cosa devo fare. Entro immediatamente in uno stato di confusione.

Nella confusione, ti assicuro, si prendono decisioni non coerenti con noi stessi e poi se ne pagano le conseguenze.

fish

essere un pesce che segue la massa

L’altro giorno mi sono trovata davanti la scelta se accettare o meno un lavoro part-time che esulava dalla mia formazione.

In primo luogo ho deciso di provare. Il tipo di impiego non mi entusiasmava ma non era malaccio… (economicamente era poco soddisfacente)

Eccomi davanti al bivio…. Che fare? Continuare o dire no?

Ho avuto una forte lotta interiore. Mi sentivo nella confusione più nera.

Mi è stato insegnato che il lavoro si prende, non si fa scappare qualunque esso sia. Arrivo da una famiglia di gran lavoratori che si sono sempre rimboccati le maniche e adattati a fare qualunque cosa pur di mantenere la famiglia. Mi sono accorta che questo condizionamento è forte e ben radicato in me. Poi c’era il timore al pensiero di non trovare qualcos’altro vista la crisi….

Alla fine ho detto NO

A questo punto, alcuni di voi potrebbero pensare che sia stata una sprovveduta o peggio.

Perchè ho rifiutato?

Semplicemente ho capito che io voglio fare altro. Mi amo e non sono disposta a scendere a compromessi con i miei condizionamenti.

Non è stato facile accettare la mia scelta neppure dopo averla presa. Tante volte mi sono data della stupida e altrettante mi sono detta che avevo fatto bene.

Nel bene o nel male oggi sono felice perchè ho scelto! Si ho scelto e deciso io!

Non mi sono fatta trascinare dagli eventi come succedeva in passato, non mi sono ritrovata a fare un lavoro solo perchè non ho avuto il coraggio di rischiare… aspettare quello giusto!

In passato mi è capitato di mandare curriculum a destra e manca e poi fortunatamente qualcuno mi chiamava per un colloquio e ho sempre detto sì a tutti. Trovandomi poi in posti di ogni genere…

Ora che ho la consapevolezza per sapere cosa voglio con certezza, non voglio più essere una foglia portata dal vento ma un essere deciso che attraverso un intento inflessibile ottiene risultati concreti e in linea con il mio essere.

Tu cosa ne pensi della mia scelta?

Tu cosa avresti fatto?

Ti sei trovato in situazioni analoghe?

Aspetto i tuoi commenti nel box qui sotto

Con affetto,

Vanessa.

L’APATIA

  • Posted on novembre 26, 2014 at 16:08

Il dizionario Treccani definisce così l’apatia: Stato d’indifferenza abituale o prolungata, insensibilità, indolenza nei confronti della realtà esterna e dell’agire pratico

Etimologicamente è una parola di origine latina che significa insensibilità: a-patia ovvero senza passione

 

Ma da dove nasce l’apatia? Perché si diventa apatici? E’ una condizione che arriva dall’interno o è causata da agenti esterni?

 

apatia

apatia

Ultimamente mi sono trovata in questa condizione e la cosa che mi ha stupito di più è che più scendo nel vortice oscuro dell’apatia, più mi è difficile uscirci. Più permango in questa disgustosa condizione, più mi diventa familiare… 

Quindi…. come si fa  a uscire dall’apatia se quando ci siamo invischiati non ne siamo consapevoli?

L’unica arma possibile è la prevenzione!! (Lo so che detta così sembra lo spot di un parafarmaco!!)

Evitare di cadere nel circolo vizioso dell’apatia…

Mi sono guardata e  posso dire che le condizioni che mi portano in questo stato sono solo alcune:

  • non sono in grado di prendere una decisione, quindi questo periodo di stand-by porta ad essere apatica
  • non sono soddisfatta della scelta presa, quindi non agisco con la determinazione giusta
  • sapere ciò che si deve fare ma non avere la forza/energia di farlo

Viste le motivazioni, ora bisogna solo trovare il modo di uscire dal guano in cui ci si è immersi.

La soluzione…. per ora ne ho trovata soltanto una:

AUMENTARE IL PROPRIO LIVELLO DI ENERGIA

Ma come si fa?

  • In primo luogo bisogna ammettere con se stessi di essere in una situazione di apatia: avere la forza di guardarsi dentro. Tante volte ci si nasconde dietro alla stanchezza o ci raccontiamo delle storie per giustificare un senso di disagio.
  • Successivamente bisogna fare un’auto-analisi per capire quale elemento della nostra vita ci sta portando ad essere apatici
  • capita la fonte è poi più facile comprendere dove bisogna agire
  • cercare gli strumenti necessari per aumentare il proprio livello di energia

OGNI CAMBIAMENTO, NEL BENE O NEL MALE, SI PUO’ FARE SOLO SE SI HANNO LE FORZE PER AFFRONTARLO

Una volta che si ha la forza si è pronti a cambiare e trasformare l’apatia in entusiasmo!

Solo così si può vivere una vita nella felicità e nella consapevolezza.

(Per fare il primo passo, prova la meditazione omaggio che trovi inserendo i tuoi dati qui a lato.)

E tu?

Ti sei mai sentito in una condizione di apatia? Cos’hai fatto per uscirci?

Attendo le tue condivisioni nel box qui sotto!!

Con affetto,

Vanessa

SUPERARE LE PROPRIE PAURE

  • Posted on novembre 11, 2014 at 12:30

leoneA sbarrare la strada al cammino che dobbiamo fare, a volte, più che un problema di rassegnazione agli eventi, è piuttosto un rivelarsi di paure, insicurezze e timori. Paura di cosa? Paura dell’ignoto, timore di non essere in grado, di non essere all’altezza della situazione e quindi ci ritroviamo a immaginare situazioni di fallimenti futuri e non restiamo focalizzati sul momento presente.

Se infatti fossimo consapevoli maggiormente di ciò che avviene nel qui e ora, ci accorgeremmo che siamo noi stessi a crearci quella possibilità nel futuro che, in realtà, non esiste.. è solo un foglio bianco su cui solo noi stiamo decidendo come viverlo.

Se ci rendessimo conto di quanto siano causa-attivi i nostri pensieri, (se solo ce lo avessero insegnato già da bambini), le cose andrebbero sicuramente in un modo diverso. Smetteremmo subito di focalizzarci su quel pensiero per noi così devastante ed incominceremmo, pur essendo consapevoli di dove ci porterebbero le nostre paure, a crearci un futuro diverso.

Ma siccome il futuro non esiste, può essere sufficiente essere osservatori dei nostri timori per annullarne gli effetti.

Dove c’è la paura, c’è una barriera, un limite che ci separa dalla vita stessa.

Ritrovare la forza per andare oltre alle proprie paure significa anche ritrovare l’Amore, la fiducia nella vita. E’ la separazione che diviene unità… si ritorna ad essere uno con il tutto, perché l’energia ricomincia a fluire e riscopriamo che, siccome tutto è giusto e perfetto, la vita ci darà tutto ciò di cui abbiamo bisogno per proseguire.

E’ quando non abbiamo fiducia nella vita che la paura ci spinge ad accumulare oggetti inutili, a trattenere cose e persone per timore di rimanere soli o di non avere ciò che pensiamo ci possa occorrere.

Occorre ritrovare l’Amore per noi stessi, riscoprire le nostre qualità più profonde e a farle riemergere. Dico “riemergere” perché, in realtà, dentro di noi c’è già tutto ciò che ci occorre, è solo sepolto da false credenze che, sin da bambini, ci sono state messe addosso.

Sia chiaro però, che la “colpa” non è degli altri, semplicemente è quello che noi richiamavamo; gli altri non facevano altro che rispondere alle nostre paure, alimentandole poiché era quello di cui avevamo bisogno per poter crescere.

Prendere consapevolezza che siamo noi stessi con le nostre immagini mentali a richiamare ciò che aumenta la nostra insicurezza, è il primo passo per poterla superare.

La mancanza di fiducia in sé stessi può indurci ad appoggiarci sempre agli altri, al loro modo di vedere le cose. Così facendo ci dimentichiamo però che anche noi siamo esseri divini, rifiutiamo noi stessi e diamo ad altri la responsabilità delle nostre scelte.

Ma le risposte che cerchiamo sono già dentro di noi, nel momento stesso in cui formuliamo una domanda, se poniamo l’attenzione dentro di noi, sentiremo che nasce in noi la risposta, è la nostra insicurezza che ci impedisce di credere.

Così consumiamo energia nel chiedere consigli, nel cercare risposte fuori di noi. Ma quello che può sembrare giusto ad altri, non è detto che poi sia giusto per noi!

Ognuno vede la realtà attraverso la propria visione, che non è oggettiva, ma soggettiva, quindi i consigli degli altri rischiano solo di fuorviarci e farci perdere la direzione.

Spesso, anche se sentiamo il pensiero che nasce in noi come risposta al nostro quesito, non gli diamo il giusto valore perchè lo sminuiamo pensando che “potrebbe essere nostro”, ma ci siamo dimenticati che proprio per questo è quello giusto, giusto per noi in quel momento. Perché Noi siamo parte del Tutto.

Ma ecco che torna la “paura di sbagliare”.. ma è la nostra mente che vuole catalogare tutto, dividere in cose giuste e in cose sbagliate. Non abbiamo ancora capito che è arrivato il momento di smettere di giudicare, di separare, etichettare, esistono solo esperienze, piacevoli o meno, sono quelle che dobbiamo vivere per poter crescere.

Il fatto di prendere da soli le proprie scelte, ci aiuta a divenire responsabili e a comprendere che siamo causa-attivi di ciò che ci succede nella vita. Impariamo ad attingere alla saggezza universale e a riconoscere che è anche la nostra.

Non sempre le esperienze che viviamo ci portano gioia, a volte può capitare di incappare in qualche insuccesso, ma questo non significa che abbiamo fatto la scelta sbagliata. Qui mi ripeto nel dire che non esistono scelte sbagliate, siamo noi che le vogliamo catalogare così solo perchè ci hanno provocato sofferenza.

La nostra reazione potrebbe essere quella dello scoraggiamento, della perdita di fiducia, dell’irritazione.

Per poter superare i propri conflitti occorre prendere consapevolezza di aver comunque fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità. Così facendo si impara l’arte dell’accettare gli eventi comprendendo che sono quelli giusti per noi in quel momento. Accettare però non significa “rassegnazione”, perchè questa parola racchiude una connotazione negativa e non è di questo che sto parlando. Non significa nemmeno rinunciare a cercare di uscire da una situazione difficile o dolorosa.

E’ naturale cercare di fare tutto il possibile per migliorare il momento presente e trovare una soluzione più soddisfacente per noi. Se però ci risulta impossibile trasformare una situazione è assolutamente inutile, anzi dannoso abbandonarsi alla rabbia e alla disperazione.

La non-accettazione ci indurisce e porta maggiore separazione tra noi e il mondo che viene così percepito come una minaccia.

Divenire responsabili significa anche comprendere che quello che ci accade è sempre una conseguenza delle nostre scelte, piccole o grandi che siano. Quando decidiamo di adottare un atteggiamento piuttosto che un altro inneschiamo una serie di risposte negli altri che siamo stati proprio noi a scatenare. Però è più semplice vedere gli errori degli altri piuttosto che i propri. Così incominciamo ad incolpare la moglie o il marito, i figli, i vicini di casa, dimenticandoci che con un atteggiamento differente avremmo ottenuto una risposta opposta. Quando le cose vanno male cominciamo a dare la colpa a tutti quelli che ci vengono in mente e annulliamo ogni parte di responsabilità nostra. Non la vogliamo vedere e quando altri ci fanno notare le nostre colpe, iniziamo spesso ad aggrapparci a eventi passati da rinfacciarci per spostare l’attenzione dalla nostra responsabilità nel momento presente ad un’altra situazione.

Prendiamo consapevolezza che attiriamo quello che siamo, secondo la legge del “simile che attira il simile”.

Energie simili attraggono particelle simili a causa dei loro campi elettromagnetici. Noi attiriamo ciò che risuona in noi, ciò che non abbiamo ancora superato, ciò di cui abbiamo paura, ma è ciò di cui abbiamo bisogno, perchè sarà quello che ci farà crescere.

Tu cosa ne pensi di quanto ho condiviso?

Qual è la tua posizione relativamente al superamento delle paure e dell’essere causa-attivi?

Attendo i tuoi commenti qui sotto….

Un abbraccio di cuore,

Marzia